Diamo al lupo il proprio spazio: il parere di uno studente di montagna Postato il Tuesday, 31 August @ 00:34:50 EST
Argomento: Idee e Tecnologie in Sosta.
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Vorrei rispondere al signor Alfonso Ramelli (laRegioneTicino, 24.08.2004) sull’argomento lupo.
Innanzi tutto mi preme di fare due premesse: primo, spero che le considerazioni fatte siano state solamente a scopo provocatorio, in questo caso tanti complimenti, c’è veramente riuscito benissimo; secondo, per sua sfortuna io non sono né un integralista dell’ambiente, né un funzionario, ne, per sua sciagura, un abitante della città (abito a Olivone), sono uno studente universitario di geografia. Penso di non essere neanche tanto una voce fuori dal coro, per il fatto che anche altre persone in valle di Blenio la pensano come me, come sicuramente ci saranno quelli che sono della sua stessa opinione. Non nego la sua affermazione che sia stato, in parte, e sottolineo in parte, l’uomo a plasmare il mondo alpino durante gli ultimi millenni, ma questo non ci da assolutamente il diritto di ricommettere un'altra volta gli stessi errori...
Abbiamo eliminato il lupo, lo stambecco, l’orso, il gipeto barbuto (la lista potrebbe essere ancora molto lunga) perché forse nell’ecologia alpina di qualche secolo orsono si agiva ancora con quello spirito di autoconservazione, suffragato in gran parte anche da credenze mitologico-religiose, in lotta costante con l’ambiente naturale. L’uomo alpino aveva un forte timore della natura, e questo perché era abituato a conviverci, perché doveva nutrirsi dei suoi frutti e doveva guadagnarseli a caro prezzo. Forse è questo che manca al giorno d’oggi; non siamo più abituati a temere ed a convivere con la natura, anche perché molti esemplari dell’attuale homo alpinus sono diventati supponenti, e pensano di essere ancora loro i gestori dell’ambiente naturale, quasi come se fossero i figli del “bon montagnard” di illuministica memoria. Quando si parla dell’effetto serra addizionale (quello di origine antropica per intenderci), dello scioglimento dei ghiacciai, dell’eccessivo sfruttamento delle risorse geologiche e via dicendo, si afferma sempre che sono gli “altri” i responsabili, gli statunitensi, i cinesi, i milanesi, i luganesi, che ci siano anche gli airolesi e gli olivonesi? La reintroduzione dei predatori naturali nelle alpi e un minimo di tolleranza nei loro confronti sarebbe il segnale che finalmente si è pronti nuovamente ad impegnarsi per l’ambiente naturale del nostro cantone, e questo anche se dovesse fare scontenti gli allevatori ed i cacciatori delle nostre valli (e si, perché un capriolo in più preso dal lupo è un trofeo in meno da appendere con i fucili accanto al caminetto…), perché le alpi non sono solo loro, sono anche del luganese “fungiatt” della domenica, perché anche lui fa la sua parte. La popolazione svizzera è prevalentemente urbana, chi sono dunque coloro che permettono di avere la liquidità necessaria per sovvenzionare l’agricoltura di montagna? Quest’ultima, per fortuna, è ancora assolutamente indispensabile per il mantenimento dell’ ambiente alpino, ma forse tante volte si perde un po’ lo spirito filantropico per cadere essi stessi nella famigerata trappola del neo-liberismo; quante volte passeggiando per le montagne si incontrano greggi di pecore inselvatichite e senza il minimo controllo che sono messe sugli alpi solamente per percepire quel misero sussidio a capo; chi ancora ne utilizza la lana, il latte o la carne. Anche loro contribuiscono al degrado dell’ambiente alpino, erodendo interi versanti e disturbando gli ungulati nel loro habitat; ma loro sono solo pecore, come il lupo, quello vero, è solamente un lupo, nulla più. Quando si arriva a privatizzare le assicurazioni sociali, i servizi pubblici e anche l’acqua è perché vi è un grosso problema di comunicazione, non vi è più nessuna solidarietà. E questo non solamente tra ricchi e poveri, tra zurighesi e ticinesi, ma anche tra valligiani e abitanti delle città, forse perché si pensa sempre di essere meglio degli altri e di avere quindi dei maggiori diritti. Se vogliamo combattere quelli che il signor Ramelli chiamava lupi pubblici e privati dobbiamo riuscire ad essere maggiormente tolleranti soprattutto con chi ci è a più stretto contatto, perché quei sognatori che vedono qualcosa di giusto nell’introduzione del lupo sono assolutamente il contrario di come lei li dipinge, perché loro forse hanno capito che non si può sterminare un animale solo perché ci da fastidio e perché, come l’uomo, non uccide solo per mangiare. Come ha detto lei sono ben altri i lupi da combattere, e per fare questo dobbiamo prendere maggiore coscienza di noi stessi e del nostro territorio, perché globalizzazione e mondializzazione non sarebbero parole così brutte se si riferissero all’unione degli sforzi allo scopo di creare un mondo migliore. Non sarebbe bello se la tolleranza e la solidarietà fossero globalizzate, così da permettere a tutti i lupi zoologici del mondo di assolvere il loro compito di predatori naturali, e a permettere agli uomini di buona volontà, nei quali ci può essere anche il luganese “fungiatt” della domenica citato in precedenza, di eliminare, in senso figurato sia ben chiaro, tutti i famigerati uomini-lupo?
E allora, noi uomini alpini, tenaci e laboriosi, se vogliamo mantenere questo nostro magnifico ambiente naturale e di vita, impegniamoci a dare il buon esempio nel nome di quella solidarietà che ci ha (quasi) sempre contraddistinto; e viva il lupo.
Cristian Scapozza,
studente alla facoltà di Géosciences et de l’environnement, università di Losanna
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